Sant’Angelo in Grotte
 di Simona Camposarcuno

Venerdì 30 novembre 2007 è stato presentato il sito internet della Pro Loco di Sant’Angelo in Grotte, centro storico del Comune di Santa Maria del Molise (IS). L’iniziativa si colloca nell’ambito di una serie di progetti, dei quali si è resa protagonista la Pro Loco, volti alla valorizzazione di questo paese: nel sito sarà infatti possibile reperire notizie storiche, artistiche, culturali, ambientali ed essere informati sugli eventi in programma. Certamente il sito sarà molto utile per i tanti Santangiolesi che risiedono all’estero, che potranno così sentirsi “più vicini” al loro paese natale.
Sant’Angelo in Grotte sorge ad oltre 900 mt. sul livello del mare, arroccato sul colle, in posizione dominante sulla vallata del Matese e la pianura di Bojano. L’elevata posizione del paese fa pensare ad una origine medievale, probabilmente longobarda. All’epoca vi era un castello, di cui però non appaiono tracce visibili perchè successivamente, sullo stesso luogo, è sorto il Palazzo dei Mormile, a sua volta distrutto in seguito ad un terremoto. Oggi, sulle rovine del Palazzo, è sito un monumento ai caduti delle due guerre mondiali.
Degne di nota sono la grotta di San Michele Arcangelo e la chiesa di S. Pietro in Vincoli, al cui interno è situata una cripta risalente al XIV secolo. All’ingresso della Grotta si trovano due porte bronzee finemente lavorate, opera del toscano Urbano Buratti e dell’abruzzese Giuseppe Madonna. La grotta era già conosciuta intorno all’’800 d.C. Ad essa é legata una leggenda: San Michele l’avrebbe scelta come sua dimora, ma, per ordine del Signore sarebbe dovuto andare successivamente verso un’altra destinazione, Monte Sant’Angelo in Puglia; il santo, secondo la tradizione, percorse una galleria scavata nella montagna. Entrando, si è avvolti da una suggestiva oscurità. Un pozzo riceve l’acqua dalla roccia che sgorga da una sorgente benedetta ed in fondo c’è la statua di San Michele, di autore ignoto.

La cripta della chiesa di S. Pietro, raggiungibile tramite una scala collocata all’interno della chiesa stessa, non sembra avesse in origine una funzione funeraria, come ci si aspetterebbe, ma, secondo la tesi di Franco Valente, “fin dall’inizio dovette essere una vera e propria cappella sotterranea dove le pitture potevano essere osservate solo con l’ausilio di una illuminazione artificiale”. Essa è arricchita da un pregevole ciclo pittorico che rappresenta le Sette opere della misericordia, motivo diffuso nel periodo medievale. In origine, le opere di misericordia corporale erano solo sei, quelle sei che San Matteo elenca nel suo Vangelo. È Cristo che parla: “Quando verrà il Figlio dell’uomo nella sua Maestà con tutti gli Angeli, si assiderà sul trono della sua gloria. E tutte le nazioni saranno radunate davanti a lui, ma egli separerà le pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra ed i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che sono alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, prendete possesso del regno preparato per voi sin dalla creazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui pellegrino e mi albergaste; ero nudo e mi rivestiste; infermo e mi visitaste; carcerato e veniste a trovarmi”. E poi: “ In verità vi dico: ogni volta che avete fatto questo ad uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatto a me”.

Solo dopo il Mille, fu aggiunta anche l’opera misericordiosa della sepoltura dei morti, rappresentata in pittura solo dopo il 1330. Successivo, ma non di molto, deve dunque essere questo ciclo pittorico, dove troviamo, come già detto, tutte e sette le opere. Il ciclo termina con la visione della città di Betleem e l’immagine di un astro radiante dal volto umano, forse simbolo della stella cometa: “E tu, Betleem, terra di Giuda, non sei certo la minore delle città di Giuda, perché da te uscirà un capo che guiderà Israele, mio popolo”.
I dipinti furono forse commissionati da un feudatario dell’epoca.
In fondo alla cripta c’è un altare in pietra, la copertura è a volta a botte. Il percorso che compie il visitatore è un itinerario di purificazione attraverso la carità.

Per maggiori informazioni sulla storia, l’arte, la cultura, il paesaggio di questo paese molisano si consiglia la visita al sito www.prolocosantangeloingrotte.it, pensato per soddisfare le esigenze anche del più curioso lettore.