S. Angelo in Grotte,
arroccato sulla cima di una montagna rocciosa di fronte al Matese, a
980 metri sul livello del mare, domina un paesaggio vastissimo, vario
e suggestivo. A guardare in giro si va da Campobasso alle montagne
del Sannio, alla catena del Matese con il monte Miletto: giù
la grande pianura di Bojano e quella di Campochiaro. Ai piedi del
Monte Patalecchia sulle montagne di Castelpetroso risalta il
Santuario di stile neogotico dedicato alla Madonna Addolorata.
La
strada asfaltata oggi ricalca l’antico tratturo che collegava le
Puglie con l’Abruzzo. Fino a un secolo fa S.Angelo in Grotte viveva
esclusivamente di agricoltura e di pastorizia a dispetto (si fa per
dire) della pietra e della roccia, che pure è un elemento
fondamentale del suo territorio. La tenacia e la laboriosità
dei suoi abitanti erano tali da assicurare, col lavoro dei campi e le
poche pecore e mucche, un tenore di vita dignitoso. Oggi il
visitatore che arriva al paese dalla Statale 17, attraverso la strada
che sale agevolmente, ricca di immagini vicine e lontane che si
rivelano improvvise ad ogni curva, coglie un senso di pace, di
spazio, di orizzonti, di pulito e gode una ricchezza paesaggistica,
tra le più belle del territorio molisano. Il paese ha lontane
origini nella storia longobarda o medievale, come appare da alcuni
reperti archeologici rinvenuti qua e là nell’ambito del suo
territorio. Soprattutto il nome indica che qui era già
presente un insediamento di Longobardi, ai quali era caro l’Arcangelo
Michele sotto forma di eroe.
Le prime notizie storiche del centro
risalgono al 1100 e, nel corso dei secoli, S. Angelo in Grotte ha
cambiato spesso nome: nel sec. XII S.Angelo di Badianosa, qualche
secolo dopo S. Angelo in Criptulis, poi S. Angelo di Isernia, S.
Angelo in Grottola e infine S. Angelo in Grotte. Nel medioevo passò
dalle mani di un feudatario all’altro, subendo la sorte di tutti
gli altri centri molisani. Oggi il paese si presta ad un gradevole
soggiorno confortato dalla comodità di avere in un breve
raggio d’intorno il Santuario di Castelpetroso, la città
sannitica di Bojano, che divenne il centro di irradiazione della
nuova civiltà dei Sanniti, la città di Isernia con
l’homo aeserniensis, gli scavi archeologici di Saepinum, Campitello
Matese. Come a dire, c’è n’è per vivere, in tempi
brevi, momenti di fede, di cultura, di sano turismo. La strada
d’accesso al centro abitato è il Corso Vittorio Emanuele.
All’inizio del paese, sulla strada che gira a destra in discesa e
che porta alla Grotta di S. Michele, si può ammirare il
monumento agli emigranti, originale nella sua forma, vivo testimone
di ricordi, speranze e nostalgie: un ponte mai interrotto con i
residenti all’estero. Sempre all’ingresso del paese, sulla strada
in salita che mena al Castello, si trova una “croce”
settecentesca di granito grigio che poggia su una colonna, saldata, a
sua volta, su una piattaforma di pietra locale, lavorata da mani
esperte.
Percorrendo Corso Vittorio Emanuele si giunge alla
Piazza che si arrampica fino alla porta del Vecchio borgo. Sulla
facciata di una casa c’è la meridiana che, con impeccabile
precisione, scandisce l’inesorabile scorrere del tempo.
Una colonna di granito
grigio che dà il nome alla piazza, ricorda una storia passata
dal sapore doloroso.