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SALUTO AI SANTANGIOLESI ALL'ESTERO PDF Stampa E-mail

L' affetto che ci lega ai nostri connazionali, sparsi in vari Stati del Mondo, ci ha spronato a mettere in Rete il "Saluto ai Santangiolesi" di Giuseppe Pisani, presentato nel corso delle manifestazioni estive indette dalla Pro Loco.

A loro giunga forte un' intenzionale abbraccio e un arricederci di cuore...

 

"Un cordiale saluto a voi tutti, ed in particolar modo ai nostri emigranti qui presenti, e a coloro i quali, pur avendo nostre simili radici, purtroppo, sono sparsi nelle varie nazioni del mondo, a loro giunga più forte un nostro saluto intenzionale che scaturisce dal profondo del cuore.Momenti come questi non sono  solamente il segno di una sensibilità tangibile ma sono, principalmente, l’occasione per recuperare il valore della memoria.
L’emigrazione è il fenomeno sociale che porte una porzione di popolazione a spostarsi dal proprio luogo originario. Tale fenomeno può essere legato a svariate cause, spesso tra loro intrecciate.
Quando vengono a mancare le condizioni necessarie al pieno compimento dei desideri dell’uomo, questo è spinto a cercare un luogo diverso da quello di origine “dove aver miglior fortuna”.
L’emigrazione come fenomeno sociale, prodotto essenzialmente dalla necessità di fuggire la miseria e la disoccupazione, si è venuto a creare in seguito allo squilibrio fra crescita demografica e sviluppo economico. E’ ormai risaputo che il più grande esodo migratorio della storia moderna è stato quello degli italiani. Si stima che fra il 1876, anno in cui si cominciarono a rilevare ufficialmente i dati, e il 1985 circa 26,5 milioni di persone lasciarono il territorio nazionale.
Gli anni in cui si verificò la massima espansione dei flussi migratori furono quelli compresi fra gli ultimi decenni della fine del secolo e la prima guerra mondiale (quasi quattordici milioni di espatri). Negli anni seguenti il conflitto, l’emigrazione riprese intensamente, ma si trattò di un fenomeno di breve durata. Dalla seconda metà degli anni venti, infatti, gli espatri diminuirono progressivamente a seguito della politica antiemigratoria del governo fascista. Il fenomeno dell’emigrazione interessò indistintamente tutto il territorio nazionale, a partire dalle zone del Nord e Nord-Est, forse perché in possesso dei fondi indispensabili per affrontare i lunghi e costosi viaggi. La separazione dalla terra d’origine è sempre sentita come una frattura nella vita personale, si veda “l’addio ai monti” di Lucia nei Promessi Sposi.
E’ impressionante l’entità delle collettività di origine italiana sparse nei cinque continenti; si pensi che negli anni novanta in Argentina troviamo 15 milioni di persone originarie della nostra patria, 16 milioni negli USA, 1 milione in Canada, mezzo milione in Australia e ben 25 milioni in Brasile.
Vanno ricordati sempre con affetto i nostri connazionali emigrati, anche per la loro fattiva opera di sviluppo nelle zone in cui sono approdati “tenendo alto il nome d’Italia”.
E non vanno dimenticati per il loro contributo di sangue versato in terra straniera. Si ricordino le tragedie di Monongah (West Virginia, USA), di cui quest’anno ricorre il centenario, dove perirono 93 italiani, alcuni di loro appena ragazzi; poi nel 1956 Marcinelle in Belgio dove, a seguito di un errore umano, perirono 262 minatori, di cui 136 nostri connazionali; poi ancora Mattmark, località delle Alpi svizzere, dove, nell’agosto del 1965, un ghiacciaio si rovesciò sui cantieri allestiti per la costruzione di una diga facendo strage di nostri connazionali.
Si ricordino inoltre i molti emigranti, compresi molti dei loro figli, che, avendo avuto cittadinanza straniera, sono caduti combattendo eroicamente per i paesi ospitanti.

In questo pomeriggio d’agosto da qui, da S. Angelo in Grotte, anche “terra di emigranti”, rivolgiamo loro fortissimo un pensiero ed una preghiera. 

monumento_dedicato_agli_emigranti_realizzato_con_pietra_locale_da_artigiani_del_luogo.jpg

Per concludere un monito alle persone preposte affinchè si ponga fine a questi viaggi verso l’ignoto, con l’augurio che vi sia un flusso contrario per riappropriarsi delle proprie origini.
Agli emigranti presenti un appello: vicendevolmente sentiamoci uniti, non perdete mai il contatto con la vostra terra, con le vostre radici, con l’amore per queste vetuste pietre."

 

 

  

Nella Foto particolare del monumento dedicato all'emigrante, presso il  viale San Michele Arcangelo, costruito da artigiani del luogo con pietra locale

 
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