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VEGETAZIONE FORESTALE
di Pietro Lalli e
Armando Cardillo

Nell’intorno del centro abitato di S. Angelo in Grotte è localizzata la maggior parte degli impianti forestali realizzati dal Corpo Forestale dello Stato nell’ultimo cinquantennio ed ammontanti complessivamente a 400 ettari circa.Vegetazione

Il primo nucleo, eseguito nella seconda metà degli anni 30 con finanziamenti della Legge della bonifica integrale comunemente conosciuta come legge “Serpieri”, è localizzato a valle della strada provinciale che da Castelpetroso conduce a S. Angelo in Grotte ed a Macchiagodena.

I lavori di questo primo nucleo, denominato bosco dell’Impero, per la sua datazione storica, furono interrotti a causa del conflitto bellico 1940-1945,ripresi massiccia- mente agli inizi degli anni 50 con i finanziamenti della “Legge della montagna” del 52 meglio conosciuta come “Legge Fanfani” e proseguiti nei decenni successivi attraverso vari provvedimenti legislativi.

In questa seconda fase i lavori di forestazione furono estesi anche sulle località Selva, Breccelle, Cimitero, Pezzo della Stella, Rio Secco e, per ultimo, Valle Pecorella, impegnando oltre a terreni di proprietà comunale anche piccole superfici intereluse e limitrofe di proprietà private, formandosi così i bei complessi che contornano il cocuzzolo di S. Angelo in Grotte.

Nella generalità dei casi gli impianti sono stati realizzati con l’impiego di conifere e principalmente con pino nero e cipresso comune, che meglio si presentavano, per le loro caratteristiche, a coprire i versanti e i crinali con substrati rocciosi superficiali.

Sporadicamente è stato impiegato anche il cedro atlantica, il cedro deodara ed il cipresso dell’Arizona e fra le latifoglie, in minima percentuale, l’acero montano. Negli impianti più recenti, in situazioni pedologiche favorevoli, è stato fatto più largo impiego di latifoglie autoctone (esempio cerro) in mescolanza con acero, frassino ed abete.

Le aree di volta in volta sottoposte a forestazione sono state sempre le peggiori sotto l’aspetto pedologico, trattandosi quasi sempre di terreni calcareo-argillosi e/o calcareo-scistoso-marmosi di scarsissima potenza e con abbondante scheletro e pietrosità che non erano diversamente e produttivamente utilizzabili dal proprietario.

Con DD.PP.RR. N. 11/72 e 616/77 le competenze in materia di forestale e connessa gestione del vincolo idrogeologico sono state trasferite alle regioni e la regione Molise ha continuato positivamente la politica statale di incremento, miglioramento e conservazione dei patrimoni forestali. Rientrano in quest’ultimo periodo i lavori di ampliamento, di manutenzione, di lotta fitosanitaria e di tutela antincendio dei complessi boscati sopramenzionati con interventi ancora in corso di esecuzione.

Per detti lavori la Regione, in forza dei DD.PP.RR. sopracitati, ha continuato ad impiegare il Corpo Forestale dello Stato. Purtroppo alcuni dei complessi boscati in oggetto non sono rimasti indenni da danni di incendio, quali il bosco dell’impero danneggiato nella quota inferiore nel 1984 e l’area di vetta di Pezzo della Stella, che andò quasi completamente distrutta da altro similare evento nel 1986.vegetazione2.jpg

Detta area per una superficie complessiva di 25 ettari, parte ricadente nel comune di Castelpetroso, è stata completamente ricostruita negli ultimi anni. Tutti i complessi citati che circondano l’abitato di s. Angelo in Grotte sono sufficientemente serviti da viabilità ordinaria o di servizio. Fra la prima tipologia assume rilevanza la S.P. Castelpetroso/Macchiagodena, che corre in quota e che a cavallo del centro abitato di S. Angelo in Grotte è di una panoramica unica.

La seconda tipologia è rappresentata da piste a fondo naturale, con funzione di fasce tagliafuoco e di vie di accesso ai mezzi di servizio in caso di incendio e, unitamente ad una fitta rete di sentieri, costituisce una serie agevole di percorsi pedonali per poter ammirare da vicino le associa/ioni vegetali che, seppur realizzate dall’intervento dell’uomo, con specie che solo apparentemente potrebbero considerarsi non autoctone, costituiscono elemento saliente e distintivo del paesaggio che è venuto a crearsi.

Una prima dimostrazione di non disturbo degli ambienti boscati descritti si ha percorrendo la SS. 17 che corre nella valle ed il massimo della bellezza del paesaggio si può godere a primavera inoltrata, proprio dalla valle, nel periodo di fioritura delle ampie aree a ginestra comune, il cui giallo vivo è intervallato dal verde cupo delle conifere, senza soluzione di continuità su tutto il versante che va da Castelpetroso a S. Angelo in Grotte, a Macchiagodena ed oltre.

Per colui che invece volesse osservare associazioni forestali naturali di specie squisitamente autoctone può portarsi, dopo aver percorso qualche chilometro di buona strada rotabile, di elevata panoramicità, nel bosco Cese dove il cerro, specie principe dei boschi di latifoglie del Mouse, forma una buona copertura forestale su un versante, esteso oltre i 200 ettari, che dà sul bacino idrografico del fiume Carpino, subaffluente in sinistra del Volturno. Il cerro si associa alla roverella, al carpino bianco ed all’acero montano e, più frequentemente, alle quote inferiori, cede il posto alla dominanza del carpino nero e dell’orniello. Il complesso è servito da uno stradone a fondo naturale ed il tutto costituisce un altro ottimo itinerario di escursione.

 
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