Pagina principale

Login Form






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati

!!

Iscrizione Newsletter

Iscriviti e avrai notizie aggiornate sull'attivitÓ della proloco e del comune.






Syndication

 
PDF Stampa E-mail

NOTIZIE FEUDALI 

La notizia più remota che abbiasi di questo Comune è del secolo XII, allorché n’erano signori feudali Enrico e Gualtiero (390).

Non può aversi dubbio che la costoro discendenza si perpetuasse nel dominio del feudo, assumendo per cognome il nome Santangelo del feudo. Qualche antico storiografo, però, pretende che Badianosa fosse il prenome originario della stirpe e Ferrante della Marra, duca della Guardia, genealogista delle famiglie storiche apparentate con la propria, che darebbe i nomi di parecchi titolari Santangelo per S. Angelo:


a)  Enrico di Badianosa (o di Santangelo) fu il primo titolare del feudo ed ebbe a successore il figlio Simone;
b)  Simone, vivente nel 1239, era signore pur di Cameli (ora S. Elena Sannita) e Montagano e lasciò due figli Nicola ed Enrico;
c)  Nicola fu erede dei feudi: quel Cola di Montavano menzionato dal Summonte, di cui si parla nella monografia di Montagano. Morì nel 1277;
d)  Simone ebbe brighe con l’abate di Faifola, che fui poi papa Celestino V (di cui si dà la biografia nella monografia di San Angelo limosano). Simone pretendeva dall’abate il giuramento di fedeltà pei casali di Corneto e San Benedetto, non volendo riconoscere che l’abate li avesse retrocessi al Re consegnandoli al Giustiziere di Terra e Lavoro (391);
e)  Corrado, figlio di Simone e consorte di Alferana Caracciolo sposata nel 1278;
f)  Francesco, genero di Corrado, il quale morì senza prole. Francesco morì nel 1306 lasciando tre figli: Nicola, Simone, Bartolomeo;
g)  Nicola ebbe in moglie Taddea…, che gli procreò Angelo e Tommasa. Tommasa passò in nozze con Andrea Abenacolo ed ebbe in dotario il Casale di Bottone;
h) Angelo, Ciambellano e Consigliere di Re Roberto D’Angiò, Giustiziere di Terra di Lavoro e Contado di Molise, nel 1325 partecipò alla spedizione di Sicilia, al seguito del Duca di Calabria e nel 1339 fu elevato alla dignità di Capitano Generale. Era in vita nel 1346, avendi in tale anno ricevuto in dono il castello della Posta dalla Regina Giovanna I. Ebbe tre figli: Filippo, Tommaso e Giacomo;
i)  Filippo su signore di S. Angelo, Cameli, Cantalupo, Morrone e Putrella, e nel 1373 di Ferrazzano. Ciambellano e consigliere di Carlo III di Durazzo, morì in tarda età nel 1404; ebbe a consorte una sorella del Conte di Sarno Antonio di Beaufort, detto “Villanuccio”, che gli procreò quattro figli: Angelo, Antonio (poi Conte di Sarno), Mario e Francesco;
j)   Angelo, oltre che dei feudi paterni, fu pur signore di Colledanchise e Matrice, ed avendo perduto senza prole l’unico figlio Filippo (marito  Caterina di Montagano) fece erede dei feudi il nipote Carlo, figlio del fratello Francesco. Il R. Assenso porta la data del 19 giugno 1419;
k)  Carlo fu l’ultimo titolare della stirpe. Il De Sanctis (392) notando il tramonto di questa stirpe tre volte secolare, dichiara non saper “giudicar’altro della sua total rovina, ch’essendo nell’anno 1426 già dichiarato ribelle di detta Regina Giovanna II, Marino Santangelo Conte di Sarno, e privato dello stati e della Contea, fù dal regno bandito: seguisse anch’egli le sue parti nella ribellione detto Carluccio Santangelo suo cugino (392), figliuolo di Francesco; che veramente, per quel che si legge, par che non troppo questa Casa gustasse l’odor dè Gigli”. feudale.jpg

Carlo Santangelo, privato dei feudi, trascorse la vita a Napoli e Ferrazzano (nella cui Numerazione del 1447 fu annoverato presente), ed in Ferrazzano prese infine stabile dimora, proseguendo la stirpe che doveva poi rifulgere di nuova luce nel secolo XIX (394).

L’arme di casa Santangelo: un campo superiore di oro e un campo inferiore di argento: nel primo un rastrello di rosso, nel secondo quattro cappelletti di argento. Lo scudo è sormontato da una aquila. Esso è dipinto nella cappella dei Santangelo fondata dagli stessi nel 1593 nella parrocchiale di Ferrazzano.

Tra il 1424 e il 1427 S. Angelo in Grotte passò feudo a Giacomo Caldora, il cui figlio Antonio ne fu privato nel 1442. Nella monografia di Trivento, nel II volume, nelle monografie di Castel del Giudice e di Carpinone nel presente, si espone la vita di questi famosi personaggi.

Nel 1443 S. Angelo in Grotte fu concessa a Paolo di Sangro, in seguito alle benemerenze da lui acquisite – nella battaglia di Sessano – verso la dinastia aragonese. Paolo di Sangro (di cui si tesse la biografia nella monografia di Morrone, nel IV volume) donò il feudo al proprio germano Princivalle, correndo il 1450. S. Angelo in Grotte rimase alla casa di Sangro fino al 1495. Dei Sangro si danno notizie araldiche e nobiliari nella monografia di Casacalenda nel IV volume.

Caduti i di Sangro in disgrazia per aver parteggiato per Carlo VIII di Francia, Ferrante II d’Aragona con diploma del 9 febbraio 1496 assegnò S. Angelo in Grotte alla città di Isernia, la quale lo gestì a propria utilità sino al 1507, quando Ferdinando il Cattolico lo assegnò, a sua volta, a Berardino di Sangro della discendenza di Paolo.

Nel 1551 gli aventi causa di Berardino di Sangro venderono S. Angelo alla famiglia Capace, di cui forniamo i ragguagli nella monografia di Collotorto nel IV volume. Essi, però, tennero la signoria di S. Angelo per non oltre due anni, poiché i di Sangro sperimentarono utilmente il diritto del retrovendendo, e Gianfrancesco di Sangro nel 1553 rivendè il feudo a Caterina Sesto.

Nel 1564 S. Angelo era in testa alla famiglia Caracciolo, della quale estendiamo le notizie feudali ed araldiche nella monografia di Agnone. Di essa sono noti quali titolari per S. Angelo: Cesare, acquirente; Francesco, che la comprò da Cesare nel 1585; Pasquale, che la vendè nel 1621.

Compratore nel 1661 fu Berardino Summoya o Sommaia, fiorentino per 20000 ducati. I Summoia detennero in feudo S. Angelo insino al 1670 e ne furono titolari Berardino, Carlo ed il suo successore.

Nel 1670 S. Angelo era dominio della famiglia Franco, col titolo marchesale sul luogo, la quale ne fu signora insino al 1740.

Nel 1740, previa perizia del tabulario de Lellis, il feudo fu comprato dai Mormile, duchi di Castelpagano, i quali ne conservarono il dominio fino al 1781. Della famiglia Mormile si danno notizie storiche e biografiche nella monografia di Campochiaro nel presente volume.

Esposta all’asta, dopo apprezzo dell’ing. Valvitelli, S. Angelo in Grotte rimase aggiudicata, col relativo titolo, a Nicola Centomani.

L’Università promosse istanza alla R. Camera per la proclamazione al demanio, cui poco appresso venne ammessa mediante l’esborso di 18000 ducati. L’acquirente si acchetò, ma iniziò giudizio contro l’università perché venisse condannata a ricomprare pur anche il molino in agro di Macchiagodena: e il giudizio venne proseguito dai di lui figli ed eredi Gaetano e Francesco, e durò insino al 1830.

 
< Prec.
 

Visitatori


grazie di esserci venuti a trovare!!
324 utenti registrati
0 oggi
0 ultima settimana
0 ultimo mese
ultimo: fodoerflefede

NazionalitÓ visitatori

Totals Top 15
 74 % United States
 9 % France
 8 % Italy
 2 % Germany
 < 1.0 % China
 < 1.0 % Ukraine
 < 1.0 % Poland
 < 1.0 % India
 < 1.0 % Russian Federation
 < 1.0 % Brazil
 < 1.0 % Netherlands
 < 1.0 % Japan
 < 1.0 % Venezuela
 < 1.0 % Unknown
 < 1.0 % Sweden
Google

Click per aprire http://www.ilmeteo.it