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LA CRIPTA

Vero gioiello di arte, di storia e di fede di S. Angelo in Grotte, è la Cripta con i suoi affreschi. Ad essa si accede attraverso una scala posta sulla destra, appena si entra nella Chiesa parrocchiale. Cripta
Sono affreschi della Scuola senese ed appartenenti all’ arte medievale. In particolari scene si notano reminiscenze delle raffigurazioni architettoniche di Giotto o Lorenzetti.

Negli ultimi anni sono stati oggetto di attenzione di studiosi e di artisti (Ada Trombetta, Angelo Viti) molisani e stranieri (Elfrilde Pokony). L’oscura Cripta è di una medievale rudezza. Gli affreschi sono databili alla fine del 1300 e rappresentano le sette opere di misericordia corporale. Si presume che il committente fu un feudatario del tempo che dominava il paese.

La testa di angelo posta sotto la rappresentazione della città di Betleem è un indizio e potrebbe riferirsi al significato onomastico della casata. In fondo alla Cripta si trovano un rudimentale altare in pietra e una piccola monofora per aerare l’ambiente. La volta a botte presenta magnifiche e fantasiose decorazioni.

Gli affreschi sono disposti lungo le pareti, seguendo l’ordine sacrale tradizionale. Dal fondo dell’ambiente, proseguendo sulla parete destra e quindi sulla sinistra, sono rappresentate le sette opere di misericordia corporale:


1- DAR DA MANGIARE AGLI AFFAMATI: viene distribuito il cibo ai poveri. Tre persone sono sedute sotto un portico mentre mangiano; da sinistra si avvicina l’ospite affamato.


2- DAR DA BERE AGLI ASSETATI: un androne a colonne circonda la scena; un uomo beve da un caratteristico contenitore con becco, mentre una donna offre da bere all’ assetato.


3- VESTIRE GLI IGNUDI: è la più complessa; in essa un tale esce carico di roba da una casa per vestire gli ignudi. Una donna si sveste del suo vestito per darlo ad un poveretto inginocchiato. In alto, un angelo piomba dal cielo a testa in giù con in mano una pergamena sulla quale si legge la scritta “ubi caritas. . .ibi deus adest”.


4- OSPITARE I PELLEGRINI: una donna prende per mano l’ospite che è invitato ad entrare in casa. E’ a piedi nudi e porta il sacco sulle spalle.


5- VISITARE GLI INFERMI: piccole colonne circondano l’ambiente dei malati nel quale viene fatta visita al sofferente che giace su un letto mentre tende la mano alla bevanda che gli viene offerta da un visitatore.


6-VISITARE I CARCERATI: la prigione è una torre di pietre squadrate con una finestra a sbarre. Alla porta bussa un uomo con il recipiente per il ristoro al carcerato. Enigmatica è l’immagine di una figura con un libro sulle ginocchia.


7- SEPPELLIRE I MORTI: i morti vengono seppelliti dentro o davanti una piccola cappella. A fianco della croce un folto gruppo di monaci oranti di cui uno legge e uno agita il turibolo.


Affresco Il ciclo delle sette opere di misericordia termina con veduta della città di Betleem. Segue un grande sole di fuoco, di vita, di luce e di eternità.
Durante i lavori di deumidificazione nella cripta, è venuto alla luce un altro locale con un piccolo altare di pietre squadrate con alle spalle resti di affreschi dello stesso periodo della cripta e, di fronte, un sedile in pietra.

Evidentemente ne facevano uso le persone che partecipavano alla celebrazione dell’eucarestia. Il visitatore e il pellegrino, entrando nella cripta stretta e angusta, trovano un momento per riflettere sulle parole di Gesù: Venite, Criptabenedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perchè io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi ogni volta che avete fatto questo a uno solo dei miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me.” (Mt. 25,34-37).


La Cripta, avvolta nel cupo silenzio, diventa, con le raffigurazioni pittoriche, una eloquente catechesi: la testimonianza operosa della carità porta al Paradiso, alla Gerusalemme celeste, dove Dio risplende tutto in tutti, eterna beatitudine. E’ un invito alla conversione; è un richiamo forte al visitatore perchè apra gli occhi e il cuore ai bisogni dei poveri e alle “nuove povertà” del nostro tempo e compia il gesto di spezzare il “panis caritatis”.

 

 
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